Covid e paracetamolo, tra disinformazione e “fake news”

Febbre e sintomi influenzali: sarà influenza oppure Covid? Il primo consiglio degli specialisti è di evitare il “fai da te” ma di chiedere un parere al proprio medico di famiglia, anche per evitare di dare credito alle dicerie e alle false notizie che circolano.   

L’avvento del Covid ha infatti dimostrato che una cattiva comunicazione può influire sulle nostre scelte di salute. In questo contesto, si inserisce anche il dibattito sul ruolo del paracetamolo, analgesico e antipiretico raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzato da centinaia di milioni di pazienti nel mondo, il cui profilo di sicurezza ed efficacia è stato confermato nei decenni da numerosissimi studi clinici, alcuni dei quali, recentemente, lo hanno legittimato come trattamento sintomatico del dolore e della febbre nei pazienti con infezione da Covid-19.

Un farmaco disponibile  da più di sessant’anni, ma che nei primi mesi di Covid è stato oggetto di notizie false riguardanti possibili effetti collaterali. «Il paracetamolo può essere indicato come il farmaco che più di tutti viene indicato dalle linee guida che trattano di febbre o dolori, e questo vale dal neonato al centenario» spiega Francesco Scaglione,

Professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano. «Se dobbiamo discutere su un’eventuale tossicità, dobbiamo dire che si tratta di uno dei farmaci più tollerabili. Tutti gli studi hanno stabilito che se ci si mantiene in dosaggi di 3 grammi per adulto, non succede nulla. Secondo alcuni studi la dose tossica di paracetamolo sarebbe tossica addirittura di 20 grammi al giorno, ovvero sette volte la dose consigliata. Insomma, non ci sono i presupposti per parlare di tossicità».

Le linee guida quindi ne raccomandano l’utilizzo, perché non esistono studi che dimostrino la tossicità del paracetamolo. Al contrario, il Ministero della Salute per l’approccio al trattamento dei pazienti Covid con sintomi lievi ha raccomandato l’osservazione del paziente da parte del medico di famiglia abbinata proprio al paracetamolo. «Noi ci siamo rigorosamente attenuti al concetto che utilizzare i farmaci come il paracetamolo e vigilare attentamente i pazienti era importante» conferma Ovidio Brignoli, Medico di medicina generale alla ASL di Brescia e Vice Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). «Vigilare attentamente significa soprattutto visitare il paziente per capire a che punto è la malattia e cercare di fare una valutazione dei rischi, conoscendo la storia del paziente, quali farmaci utilizza, le precedenti vaccinazioni e sulla base di tutto questo decidere il percorso di cura».

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