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La salute femminile è cruciale per la ripresa post-Covid

Donne protagoniste per ripartire dopo la pandemia. Le grandi sfide socio-sanitarie dei prossimi anni: parità di genere, sostenibilità, cronicità. Le donne chiedono Informazione, consapevolezza, potere decisionale.

Donne protagoniste della ripresa post-Covid: il tema della parità di genere – attraverso l’incremento dell’occupazione femminile, l’eliminazione del divario retributivo e il potenziamento dell’assistenza sanitaria di prossimità per le donne e le loro famiglie – è al centro delle più importanti agende politico-istituzionali, dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite fino alle “priorità trasversali” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) messo a punto dal Governo italiano. 

La necessità di accelerare gli interventi per la tutela della salute delle donne nasce anche dai danni lasciati sul terreno dalla pandemia e dai ritardi accumulati in conseguenza del Covid-19. 

Oltre all’impatto diretto sull’occupazione femminile (secondo i dati ISTAT, in Italia su 101.000 occupati in meno, 99.000 sono donne), la ridotta capacità operativa delle strutture deputate (Consultori, Unità ginecologiche pubbliche) ha determinato una drastica contrazione dei servizi di tutela e cura della salute della donna: -54% di esami ginecologici, -34% nuovi trattamenti, circa 130.000 cicli contraccettivi in meno e un incremento medio di 45 giorni di attesa per una visita ginecologica.

Sono questi i temi principali affrontati nel corso di un evento scientifico-istituzionale organizzato da Organon, prima azienda a livello globale che mette al centro della propria missione la salute femminile in ogni fase della vita: contraccezione, fertilità, menopausa.

Contraccezione ancora poco utilizzata

In Italia sono tanti gli ostacoli – di natura culturale e organizzativa – che rallentano la promozione della salute delle donne e la piena valorizzazione del contributo femminile alla società.

La carenza di informazioni sulle possibili scelte contraccettive e la quasi totale assenza di programmi educazionali sull’argomento limita l’accesso alla contraccezione, circoscritto ad appena il 16% delle donne in età fertile, relegando l’Italia al 26° posto in Europa per accesso ed informazione alla contraccezione (Atlante europeo della contraccezione, European Parliamentary Forum 2021).

Lo scarso ricorso ai metodi contraccettivi è l’altra faccia del percorso ad ostacoli verso un’adeguata pianificazione familiare, che penalizza le donne nelle loro scelte di vita: l’emergenza Covid ha peggiorato lo scenario della natalità in Italia, dove gli ultimi dati ISTAT mostrano, per il 2021, un calo del 3,8% delle nascite rispetto al 2020, nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia. 

«I ragazzi e le ragazze arrivano all’inizio della vita sessuale e riproduttiva con una preparazione totalmente inadeguata sia sotto il profilo dell’anatomia, della biologia del corpo e dell’apparato genitale, sia sotto il profilo emotivo» spiega Franca Fruzzetti, Presidente dellaSocietà Italiana Contraccezione – SIC. «Le donne in Italia conoscono poco la contraccezione ormonale e la utilizzano poco (solo il 16% delle donne in età fertile vi fa ricorso). In questi mesi, i riflettori sono stati accesi sugli effetti tromboembolici associati all’utilizzo di contraccettivi a seguito della vaccinazione anti-Covid-19. Ma non vi sono evidenze sul ruolo dell’estroprogestinico e di tutte le terapie ormonali nell’insorgenza di un evento tromboembolico». 

Nel video:
Francesca MOCCIA
Vicesegretario Generale Cittadinanzattiva

Franca FRUZZETTI
Presidente Società Italiana Contraccezione

Claudio CRICELLI
Presidente Società Italiana di Medicina Generale – SIMG

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