Omega-3 contro la mortalità da infarto

L’AIFA, Agenzia italiana del farmaco con la nota numero 94 del dicembre 2013 ha introdotto la prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale degli omega-3, conosciuti anche come PUFA N3, in pazienti con infarto in atto o pregresso.
Secondo lo studio GISSI-Prevenzione, in questi pazienti i PUFA N3 riducono la mortalità totale del 20% e la mortalità cardiovascolare del 30% e la morte improvvisa del 45%. Non tutti i PUFA N3 però sono così efficaci, ma soltanto quelli ad alto conteuto di particolari acidi grassi, chiamati EPA e DHA.
La precisazione inserita dall’AIFA nella Nota 94 relativamente alla concentrazione di EPA+DHA è il riconoscimento ufficiale dell’efficacia dei tre farmaci sopracitati nel paziente post-infartuato, a conferma dei risultati dello studio GISSI-Prevenzione. Infatti, nessun trattamento farmacologico, ad eccezione dei PUFA n-3, con contenuto di EPA+DHA Esteri Etilici 85% minimo pari a 850 mg/g si è dimostrato capace di ridurre l’incidenza di Morte Improvvisa nel post-infarto.
Lo studio GISSI-Prevenzione, un trial tutto italiano i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet e che ha coinvolto 11.324 pazienti per un periodo di 5 anni, ha infatti dimostrato che i pazienti che ricevevano PUFA n-3 con contenuto minimo di EPA+DHA Esteri Etilici pari a 850 mg/g godevano di una efficace protezione cardiovascolare, mentre contenuti minori di acidi grassi essenziali si sono invece dimostrati inefficaci, rimanendo l’impianto di un defibrillatore l’unica strategia d’intervento, pur con una serie di limitazioni.
«Grazie all’effetto antiaritmico sui cardiomiociti, l’assunzione per un periodo di 3,5 anni di farmaci a base di PUFA n-3 con dose indicata di EPA+DHA migliora in modo significativo la prognosi dei pazienti reduci da infarto – afferma il professor Stefano Taddei, Centro regionale di riferimento per la Diagnosi e Terapia dell’Ipertensione e dell’Ipotensione arteriosa, Unità Operativa di Medicina Interna I dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana– producendo una riduzione della mortalità totale del 20%, della mortalità cardiovascolare del 30% e quasi dimezzando il numero dei casi di Morte Improvvisa (45%): è un risultato molto significativo, considerando anche che gran parte dei pazienti colpiti da Sindrome Coronarica Acuta sono relativamente giovani».
Come sottolinea il professor Taddei, «è meglio iniziare la somministrazione dei farmaci PUFA n-3 con la dose indicata di EPA+DHA al più presto, durante il ricovero ospedaliero: sulla base dello studio VALIANT, è stato dimostrato che il momento più rischioso per la Morte Improvvisa è il mese successivo alla crisi cardiaca, per cui è raccomandabile iniziare il trattamento immediatamente dopo».
La prescrizione dei farmaci individuati dalla Nota AIFA è a carico del Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti sottoposti a ricovero per Sindrome Coronarica Acuta (SCA) con o senza innalzamento del tratto ST (SCA STE e NSTE) o per coloro che hanno sofferto di tali patologie nei precedenti 90 giorni. Nel primo caso potranno iniziare la terapia durante il ricovero e ricevere la prescrizione al momento della dimissione dall’ospedale; nel secondo caso la somministrazione può essere iniziata con prescrizione del Medico di Medicina Generale.
Per l’accesso alla rimborsabilità, nei pazienti SCA NSTE è necessaria l’evidenza di un’alterazione dei biomarcatori indicativi di danno miocardico; nei pazienti SCA STE, oltre la suddetta alterazione è necessaria la presenza di sopraslivellamento del tratto ST di almeno 0.1 mV in almeno due derivazioni contigue o blocco di branca sinistra insorto nelle ultime 24 ore.
La durata del trattamento in regime di rimborsabilità sarà garantita per un periodo di 12 mesi ai pazienti che in seguito alla Sindrome Coronarica Acuta conservano una frazione di eiezione maggiore del 40% e per 18 mesi a quelli che presentano una frazione di eiezione minore del 40%.

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